Acri, il 25 aprile nel segno della pace e della libertà: inaugurato il monumento contro tutte le guerre

La mattinata del 25 aprile ha visto ad Acri l’inaugurazione del monumento contro le guerre, dedicato ai caduti e dispersi, realizzato nel 1977 da Gino Scarsi fabbro scultore di Canale, in provincia di Cuneo.  La manifestazione, nell’ambito della realizzazione del museo all’aperto, si è svolta alla presenza dell’assessore Amedeo Gabriele e del vicesindaco Mario Bonacci. Presenti, nel largo in via Viola, anche i ragazzi e le ragazze del Consiglio comunale dei giovani capeggiati dal sindaco Gabriele Molinari.

«Oltre a ringraziare l’autore materiale della scultura – ha detto Bonacci – non posso esimermi nel ringraziare il poeta acrese Angelo Gaccione che a suo tempo volle che questo monumento simbolo della libertà fosse donato alla città di Acri». Ed ancora: «L’arte è soggettiva – ha continuato il vicesindaco – a chi piace a chi non piace, ma ciò che conta e quello che rappresenta. In questo caso c’è un messaggio di libertà, di pace e di uguaglianza e siamo fieri di aver riportato l’opera nella nostra comunità».

L’opera è una struttura in ferro modellata a caldo del peso di circa 15 quintali. Raffigura una creatura a tre teste con tre copricapi. L’idra mostruosa simboleggia le forze che causano i conflitti: un generale, un fascista e un capitalista. Ai loro piedi un soldato, inerme e trafitto, con indosso solo un elmetto.

Oltre a condannare tutte le guerre, le dittature e il potere del denaro, il monumento vuole dare una sua rappresentazione di come l’essere umano sia da sempre, vittima dei conflitti. L’opera, che da oggi è stata posizionata nei pressi dell’ospedale “Beato Angelo”, nonostante le tante vicissitudini, nel corso del tempo è diventata anche un simbolo di riabilitazione alla memoria dei fucilati e dei renitenti durante la Seconda guerra mondiale.

Il monumento di Scarsi fu inaugurato per la prima volta il 30 settembre del 1977, alla presenza dello scrittore Primo Levi, e fu inizialmente esposto proprio a Canale e successivamente – in una sorta di tour –  in molte piazze d’Italia.

Ad Acri arrivò per la prima volta nel 1984. L’opera stazionò per un lungo periodo nel piazzale del liceo classico, poi venne spostato ed abbandonato in un deposito (ex mattatoio) tra i rifiuti, dove fu rinvenuta quasi per caso da un ragazzo che segnalò il tutto proprio all’artista cuneese, il quale la riportò a Canale per un accurato restauro.

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