Vigilia di Natale ad Acri: tra prosecco, cullurialli e abbracci che sanno di casa e (anche) di malinconia

Ieri ad Acri le strade del centro hanno respirato un’aria di festa, tra aperitivi prolungati, saluti, abbracci e il ritorno di chi vive lontano. Una festa – magari anche “esagerata”- ma piena di calore e soprattutto nel segno dell’amicizia e della famiglia.

La giornata si è chiusa alla “Mescita”, con la scalinata di Jungi trasformata in uno spettacolo di lucine natalizie colorate e di musica che accompagnavano brindisi e risate. Ogni gradino diventava un piccolo palco di emozioni, tra gruppi di amici che si stringevano per un selfie, un abbraccio o un saluto.

Corso Pertini (sopra l’Orto) e le vie del centro storico hanno finalmente respirato un attimo di felicità: un quadro di Acri piena di vita, di voci conosciute e di sguardi ritrovati. È bello vedere la città così, ricordare che qui c’è un posto che chiunque chiama casa, anche quando lontano ne sente la mancanza. Ed è questo che forse dovrebbe far riflettere una città che negli ultimi anni ha forse perso il senso di essere comunità.

Ma ieri, dietro il prosecco e i cullurialli, tra i brindisi e gli abbracci, si è sentito anche un filo di malinconia. Perché molti dovranno ripartire verso treni, auto o aerei, lasciando di nuovo le strade e le piazze vuote, silenziose e senza un’anima. Ed è proprio questa consapevolezza che rende prezioso ogni attimo: la gioia del ritrovarsi, il calore di una città che accoglie e il dolce-amaro di sapere che tutto durerà solo poche ore.

La vigilia di Natale ad Acri diventa così più di una festa. È un abbraccio collettivo, un piccolo miracolo che sa di casa, di ritorni e di ricordi, un attimo in cui la città si riempie di vita, anche se solo per qualche ora.