Sabato 8 Aprile sarà intitolata una strada ad Antonio Feraudo

Sabato 8 Aprile  alle 0re 12 , verrà intitolata in Acri davanti a Palazzo Feraudo (subito dopo Palazzo Falcone) nel largo antistante, una strada ad Antonio Feraudo già sindaco di Acri dal 1908 al 1918.
Antonio Feraudo fu Angelo e Maria Teresa Marini nacque in Acri il 17.4.1865.
Dal padre Angelo, tenente garibaldino l’amor patrio e, dallo zio materno, il giureconsulto Cesare Marini ereditò l’amore per la giustizia. Dopo avere effettuato gli studi ginnasiali a Cosenza e gli studi liceali ad Arezzo, ritornò in Acri, ove, per la prematura morte del padre, fu impegnato, giovanissimo ad occuparsi degli affari di famiglia.
Nel 1905 fu eletto consigliere comunale e, poiché all’epoca il Comune di Acri era in lite giudiziaria con i comuni albanesi di San Cosmo, San Giorgio e Vaccarizzo, per la rivendica dei demani comunali acresi, già assegnati ai Comuni albanesi nel 1865 con ordinanza del Commissario Ripartitore, prese a studiare la vicenda che, sino ad allora, aveva visto sempre soccombente il Comune di Acri. Attraverso studi e ricerche scoprì che il Comune di Acri aveva acquistato dal Principe Sanseverino di Bisignano tutti i privilegi rivenienti al medesimo dalla legislazione feudale. Epperò di tale documento non si trovava traccia né nelle carte comunali, né altrove.
Ed allora, a sue spese, si recò a Napoli, presso il grande archivio, ove, per oltre un mese, fece ricerche tra i documenti che riguardavano il principe Sanseverino.
Ivi, finalmente reperì l’Instrumentum de Conventione stipulato tra il Comune di Acri ed il Principe Sanseverino nel 1777, con il quale, il Comune di Acri aveva acquistato dal Sanseverino tutti i privilegi che la legislazione feudale gli aveva accordato sul fondo Pietramorelle e su altri territori.
Forte di tale documento e smu8ovendo l’apatia del Consiglio Comunale dell’epoca, fece iniziare un nuovo giudizio contro i comuni albanesi che, dopo varie vicissitudini, narrate nel libro La Causa dei cent’anni di Vincenzo Feraudo, si concluse in forza di una transazione imposta dal Prefetto del tempo con l’acquisizione dei diritti sul bosco Pietramorelle, definito “il più bel bosco della Provincia”.
Nel 1908 fu eletto Sindaco del Comune di Acri in luogo e vece del Conte Luigi Giannone, eletto consigliere provinciale.
Subito prese a cuore la questione della realizzazione dell’acquedotto e della fognatura comunale che, dal 1884 si trascinava stancamente con progetti irrealizzabili e faraonici.
Egli dette incarico all’ing. Eduardo Le Caldano, il quale redasse un progetto che fu subito approvato. Ma, mille difficoltà si interposero alla realizzazione dell’opera, tra le quali l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, per cui, la somma stanziata, per effetto della svalutazione monetaria non era più sufficiente alla realizzazione dell’opera. Egli, si attivò con tutte le sue forze e, con lo stesso mutuo già ottenuto fece redigere un progetto stralcio che, grazie alle sue personali amicizie ed anche per l’interessamento dell’On. Annibale Berlingieri e di S.E. Luigi Fera, fu approvato.
Con la vecchia somma del mutuo, furono scavate le sorgenti ed eseguite le opere murarie. Infine, con l’avvento del fascismo fu concesso un ulteriore mutuo con il quale vennero acquistate le condutture in ghisa e l’acquedotto, grazie alla sua opera di instancabile amministratore attento e pervicace, fu finalmente realizzata e poi inaugurata nel 1925.
Altra grande opera realizzata grazie all’intuito ed alla intelligenza di Antonio Feraudo fu l’Ospedale Charitas annesso all’ex Convento dei Padri Paolotti di Acri.
Il Convento, a seguito delle leggi eversive della feudalità e la soppressione dei Monasteri, in forza del Decreto Di Gioacchino Murat del 1809 fu soppresso e la proprietà dei locali venne acquisita dal Comune di Acri.
Per un certo periodo il Convento fu dato in affitto alla Mensa Vescovile di Bisignano ove venivano ad estivare i seminaristi. Dopo il 1860, il Convento fu occupato per qualche anno da una Compagnia di Bersaglieri mandati in Acri per combattere il fenomeno del brigantaggio. Successivamente la struttura non venne utilizzata e divenne un rudere fatiscente anche per l’opera di sciacallaggio perpetrata da persone che andavano a rubare mattoni, travi inferriate e tutto quanto potesse essere riutilizzato.
Nel 1902 era stata creata in Acri da Suor Maria Teresa De Vincenti, con l’ausilio del padre spirituale Mons. Francesco Greco, ora assurto alla Beatificazione, una comunità di Suore che, poi, prese il nome di Piccole Operaie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria che aveva sede in una casetta in Rione Castello, angusta, inidonea e senza spazio vitale per le numerose consorelle. Fu così che Suor Maria Teresa De Vincenti e Mons. Francesco Greco avanzarono motivate istanze al Comune di Acri di cessione dei ruderi del Convento per alloggiarvi la comunità di Suore.
Il Sindaco Antonio Feraudo, dopo paziente opera di convincimento di alcuni consiglieri comunali contrari alla cessione, riuscì ad ottenere l’assenso del Consiglio, il quale con delibera 19.2.1910, approvava la cessione. Egli pretese che nel contratto di cessione venisse posto a carico delle Piccole Operaie dei Sacri cuori di Gesù e di Maria, l’istituzione di un educandato per le fanciulle povere e la creazione, in alcuni vani dell’ex convento, di un piccolo ospedale, le cui spese mediche e dei farmaci restavano a carico del Comune, mentre l’assistenza agli infermi doveva essere fatta, gratuitamente, dalle Suore.
Una volta restaurato il vecchio convento, il giorno 2.4.1916, l’ospedale veniva inaugurato e, successivamente nel 1926 veniva ulteriormente ampliato con la creazione di una piccola sala operatoria.
Grazie alla lungimiranza di Antonio Feraudo, Acri fu uno dei primi paesi della provincia ad essere dotato di un Ospedale che espletò il servizio sanitario per i cittadini sino agli inizi del 1970, allorquando venne costruito il nuovo Ospedale Beato Angelo.
Altra opera realizzata sotto la sindaca tura di Antonio Feraudo fu l’illuminazione elettrica pubblica inaugurata il 30.8.1912.
L’energia elettrica veniva prodotta nella piccola centrale realizzata dalla Società Elettrica Acri creta dai soci Angelo Falcone, Gennaro Salvidio e Franco Giannone, sfruttando le acque del fiume Mucone.
Per i suoi grandi meriti di amministratore integerrimo, in data 21.2.1914, veniva conferita dal Re d’Italia Vittorio Emanuele III, l’onorificenza di Cavaliere della Corona d’Italia.
Inoltre il 20.9.1920, sempre per la sua opera amministrativa, gli veniva conferita l’onorificenza di Ufficiale della Corona.
Per conforme riconoscimento, Antonio Feraudo va considerato il primo Sindaco di Acri che, dopo l’Unità d’Italia dedicò tutte le sue energie e la sua intelligenza a portare avanti le istanze di rinnovamento e di progresso del proprio Comune, che divenne per importanza uno dei primi paesi della Provincia.
Il Prof. Angelo Pirillo, deceduto in Acri il 2011 all’età di 102 anni, che aveva avuto modo di conoscere Antonio Feraudo, così scrive di lui: “Di Antonio Feraudo, oratore per eccellenza, tribuno per naturale impulso, Sindaco per antonomasia, ricordo la regale maestà, lo spirito assorto e sdegnoso, la voce incombente come ammonimento del cielo, l’eccezionale acutezza dell’ingegno, l’atletica forza del volere, l’irriducibile volontà di operare per il bene del popolo. Gli atti e le opere da lui compiuti, come Sindaco di Acri, sono testimonianza inequivocabile del valore sociale della sua saggia e coraggiosa opera amministrativa”.
Antonio Feraudo morì in Acri il 4.6.1934