OPINIONI | Restare e costruire: la scelta che può cambiare Acri

Di Vincenzo Abbruzzese

Acri non muore quando si parte. Muore quando si smette di provarci. Acri si sta svuotando. E no, non è solo «colpa della mancanza di lavoro». È anche responsabilità nostra. Ci lamentiamo che non c’è nulla da fare, ma quando qualcuno prova a organizzare qualcosa… non partecipiamo. Diciamo che i giovani devono restare, ma poi critichiamo chi prova ad aprire un’attività. Vogliamo il cambiamento, però aspettiamo sempre che lo faccia qualcun altro.

La verità è che è più facile dire «qui non funziona niente» che mettersi in gioco. Acri non ha bisogno solo di risorse o di progetti calati dall’alto. Ha bisogno di una mentalità diversa. Eventi di qualità, turismo valorizzato, spazi per i giovani, idee nuove: sono tutte possibilità concrete. Ma finché restiamo fermi a guardare o a giudicare, non cambierà nulla. Chi vuole andare via, andrà. Ma chi resta deve scegliere: continuare a lamentarsi… oppure iniziare a costruire davvero qualcosa. Perché Acri non muore quando la gente parte. Acri muore quando chi resta smette di provarci.