OPINIONI | Alzare la gonna e abbassare le mutande

Di Franco Bifano

Ve la ricordate quella storiella della signora che è andata a comprare una gonna e una mutandina? Arriva alla cassa, sentito il totale chiede un pò di sconto. Il commerciante prova a fare l’illusionista rimescolando i prezzi, al punto che la signora alla fine dice: “ cosi mi alzate la gonna e mi abbassate le mutande”. ( Intendendo il prezzo, ovviamente!)
Ecco, ogni volta che si parla di nuovi servizi sanitari nella nostra città alla fine la spiacevole sensazione è quella di trovarsi davanti all’ennesimo gioco di prestigio.
Dalla direttrice sanitaria Maria Pompea Bernardi, abbiamo saputo che tra poco più di un mese è prevista ad Acri l’inaugurazione della nuova “Casa di Comunità”. Si tratterebbe di un presidio definito addirittura “strategico” per il territorio.
Le case di comunità, si dividono in due categorie: quelle Hub, operative h24 sette giorni su sette; e quelle Spoke con un più modesto h12. Indovinate quella che toccherà a noi? Esatto!.
Ora, secondo i dati AGENAS, aggiornati al secondo semestre 2025. su 1.715 strutture previste in Italia ne sono state realizzate appena 781. Solo 66 di queste però funzionano con tutti i servizi normati e con personale medico e infermieristico presente; appena, quindi, il 4%. Ci sono poi 219 strutture complete di servizi, ma senza la presenza medica infermieristica. Come si vede il problema non è aprire una struttura, ma riempirla di servizi, di vita vera, fatta di persone che ci lavorino con attitudine e competenza.
Naturalmente, tutti sappiamo che una “Casa di comunità” da sola non basta. Infatti, c’è chi ha pensato in grande. La dott.ssa Rosaria Succurro, già Sindaco di San Giovanni in Fiore e oggi Consigliera regionale, ha messo nero su bianco una proposta di legge per istituire “l’Ospedale di area Montana qualificato”. L’intento è quello di rilanciare i presidi di San Giovanni in Fiore, Acri e Soveria Mannelli. Una iniziativa concreta, ma ancora sulla carta, che prevede: pronto soccorso h24, chirurgia con terapia intensiva post-operatoria, cardiologia con unità coronarica, laboratorio analisi sempre attivo, servizio di anestesia e rianimazione, medicina interna. Il tutto con una copertura finanziaria di 78 milioni di euro per i primi tre anni.
Per la verità basterebbe anche qualcosa di meno ambizioso, magari senza cardiologia interventistica. Sarebbero, comunque, tutte strutture in grado di rispondere davvero alle esigenze dei rispettivi territori. Addirittura, l’approvazione della legge potrebbe avere tra non molto anche una “congiunzione astrale” favorevole. A San Giovanni in Fiore sono ormai alle porte le elezioni amministrative. Coincidenze? Vedremo.
Tuttavia, c’è una “terza via” in campo. La proposta di legge di iniziativa popolare presentata dal comitato “La cura” formato da 4 Associazioni, tra le quali la LACA di Acri. In questa direzione associativa il ragionamento è diverso. Infatti, è prevista la nascita di una nuova ASP, sotto la quale opererebbe una “rete intelligente” di presidi montani con reparti chirurgici multidisciplinari (chirurgia, ortopedia, ginecologia). Per intenderci: operazioni di appendicite, colicisti, ernie, prostata, vescica, tunnel carpali, lipomi, vene varicose ecc.
La proposta riguarda i presidi ospedalieri di Acri, San Giovanni in Fiore, Soveria Mannelli e Serra San Bruno, Comuni di zona montana. Di fatto, la “nuova rete” potrebbe contribuire ad ottenere un duplice risparmio: sulla spesa dell’’emigrazione sanitaria, che ci costa ogni anno circa 300 milioni di euro, e sul costo sociale che tocca le famiglie costrette a spostarsi per seguire il proprio congiunto. Non solo, la rete ospedaliera montana potrebbe alleggerire non di poco la pressione sugli ospedali come quello di Cosenza.
Un’idea che ha convinto cosi tanto i territori che in due mesi sono state raccolte 20.000 firme invece delle 5.000 previste.
Comunque sia, alla fine la Casa di comunità ha un senso solo se va in porto una delle due proposte di legge. Altrimenti rischia di restare il solito contentino realizzato e finito ad Acri, solo perché i fondi del PNRR vanno comunque spesi entro il mese di giugno prossimo..
Insomma: gira che ti rigira, ancora una volta lo sconto dove sta? Sulla gonna o sulle mutande?