La Venere chiude, fine di un’epoca per la ristorazione acrese
Dopo oltre mezzo secolo di attività, si abbassano le saracinesche di uno dei locali più rappresentativi della memoria collettiva cittadina. Lo storico ristorante “Venere” chiude i battenti dopo 54 anni, segnando la fine di un’epoca per Acri e per intere generazioni che, attorno a quei tavoli, hanno costruito ricordi, legami e tradizioni.
Ad annunciarlo è stata la stessa famiglia Alessio con un messaggio affidato ai social: “Dal 1972 a oggi, la porta del ristorante non è stata solo l’ingresso di un locale, ma la soglia di casa nostra e vostra”. Parole che restituiscono il senso profondo di un’attività nata dal sogno di un padre e portata avanti dai figli “con orgoglio e passione”, fino alla difficile decisione di scrivere la parola “fine”.
Un addio che non è soltanto commerciale, ma profondamente umano. “Non è facile dire addio a queste mura che hanno visto passare generazioni”, si legge ancora nel post, in cui scorrono immagini di vita quotidiana: cene, brindisi, storie d’amore, feste di famiglia. La Venere, più che un ristorante, è stata negli anni un punto di riferimento sociale, un luogo capace di attraversare il tempo mantenendo intatto il legame con la comunità.
A salutare la storica attività anche il sindaco di Acri, Pino Capalbo, che ha voluto condividere un ricordo personale: “Per me non è stato solo un ristorante, ma un luogo pieno di ricordi: sono cresciuto tra quei tavoli, fino a festeggiare lì anche i miei 18 anni”. Un passaggio che racconta bene quanto il locale fosse radicato nella vita cittadina.
Dietro la scelta di chiudere, la volontà dei titolari Mimmo e Antonio di concedersi la meritata pensione dopo una vita di lavoro. Un percorso fatto di “passione, sacrificio e amore”, come sottolineato dallo stesso primo cittadino, che ha evidenziato anche “la gentilezza autentica dei proprietari e la qualità della loro cucina” come elementi distintivi di un successo durato decenni.
Si spegne così una luce storica della ristorazione acrese, ma resta viva una memoria condivisa, fatta di sapori e di volti. La Venere continuerà a vivere nei racconti di chi l’ha attraversata, nei ricordi custoditi da una comunità che oggi saluta, con un velo di malinconia, un pezzo della propria storia.

