COVID-19: “in questo momento, rinunciare, è grande atto d’amore”

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DI LUDOVICA CRISTOFARO

Sono una studentessa fuori sede.

Ho scelto una vita lontana da casa mia e ho avuto la fortuna di essere supportata dai miei genitori.

È stata una scelta, in realtà, quasi obbligata come quella di tanti altri ragazzi e, differentemente da quello che pensano in tanti, l’amore verso la nostra terra non è diminuito col tempo e non è stato, l’odio per questa, il motore della scelta passata di andare via.

Sono impaurita. E lo sono più che per me, per i miei genitori, per la gente che amo, per quella che conosco appena e anche per quella che non conosco.

È per questo che rinuncio all’abbraccio di mia madre e mio padre.

Credo che in questo momento, rinunciare, sia un grande atto d’amore.

Rinunciamo agli assembramenti in bar, ristoranti, luoghi d’incontro. Rinunciamo alle uscite superflue. Rinunciamo e non sentiamoci intoccabili. Non sentiamoci irraggiungibili o, peggio, migliori degli altri se questa cosa non ci tocca. Non lo siamo.

Il vero atto rivoluzionario è empatizzare, è sentirsi parte di qualcosa di grande. Di qualcosa che da un momento all’altro, se non ci comportiamo come dovremmo, potrebbe coinvolgerci in prima persona.

Come vi sentireste se vi dicessero che un vostro parente infetto ed in insufficienza respiratoria grave non può essere immesso in terapia intensiva perché i posti sono finiti e si sceglie per “maggior speranza di sopravvivenza”?

Non facciamo la lotta al colpevole, non godiamo di questo.

Godiamo del nostro senso di responsabilità e consigliamoci delle belle serie tv da vedere comodamente dal divano di casa.

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