Un Acrese in Antartide

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C’è anche un ingegnere di Acri tra i componenti della base italiana Mzs “Mario Zucchelli Station”, una delle due stazioni italiane presenti in Antartide, nell’ambito della XXIX spedizione italiana in Antartide.
Si tratta di Francesco Pellegrino, 36 anni, ingegnere meccanico dell’Enea di Roma, presso l’Unità Tecnica Antartide, la quale è responsabile della programmazione ed esecuzione del Piano Esecutivo Annuale relativo al Programma Nazionale di Ricerca in Antartide. Pellegrino è partito lo scorso 4 gennaio e la sua permanenza in Antartide si protrarrà fino al prossimo 10 febbraio.
L’Italia, come la maggior parte dei Paesi industrializzati, è firmataria del Trattato per l’Antartide, siglato nel 1959, ed è presente nel “continente bianco” a soli scopi pacifici e di ricerca scientifica con due stazioni: una “estiva”, denominata Mzs “Mario Zucchelli Station”, situata nella Baia di Terra Nova, nel Mare di Ross, operativa solo durante l’estate australe, da metà ottobre a metà febbraio; l’altra, “invernale”, aperta dodici mesi all’anno, condivisa con la Francia e denominata Concordia Station, posizionata sul plateau antartico a 3300 metri sul livello del mare, nel sito di Dome C.
All’interno delle stazioni antartiche vengono svolti progetti di ricerca di livello internazionale, che coprono molteplici ambiti scientifici: dalla biologia marina alla glaciologia, dai cambiamenti climatici all’astronomia, dalla geologia alla sismologia finanche studi di psicologia mirati ad analizzare il comportamento dell’uomo in isolamento ed in condizioni estreme.
“La comunità scientifica internazionale – ha spiegato l’Ing. Pellegrino – è concorde sul fatto che molte delle risposte agli studi nei vari ambiti siano da ricercare in Antartide, il luogo più impervio e inospitale del mondo, in cui le temperature in inverno possono scendere anche di 90 gradi sotto lo zero e il vento catabatico può raggiungere velocità superiori ai 200 Km/h”. Il continente Antartico, “completamente disabitato, infatti, risulta essere il riferimento zero per l’emissione dei gas ad effetto serra nell’atmosfera e grazie ad esso, alcuni studi sono stati in grado di quantificare l’entità delle emissioni inquinanti prodotte da ciascuna attività dell’uomo. Le attività di carotaggio sul ghiaccio antartico, per fare un altro esempio, sono mirate a ricostruire la storia dell’uomo; negli anni, sono state estratte carote di ghiaccio antartico risalente ad un milione di anni fa. L’ innalzamento del livello del mare sul nostro pianeta e conseguentemente il destino della vita dell’uomo, infine, è fortemente legato allo scioglimento dei ghiacciai in Antartide che con la sua superficie “bianca” rappresenta oltre il 70% del contenuto di acqua terrestre”.

Piero Cirino
Da “Il Quotidiano della Calabria” del 17-01-2014.

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