Poesia e buona scuola con il poeta Curto all’IPSIA-ITI

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di Ufficio Stampa IPSIA- ITI

«Costruttore di arcobaleni» e « filosofo elementare», «ha sempre posto nel suo cuore per gli afflitti e per gli ammalati», «sogna e nel sonno ha la sua libertà più vera». Sono tasselli dell’identikit del poeta Francesco Curto che le studentesse e gli studenti delle quinte A e B dell’Iti hanno ricostruito in un saggio recensione ricco di spunti e di riflessioni.
Promossi in sensibilità culturale, i ragazzi, guidati dalle professoresse di lettere Elvira Ferraro e Gabriella Morelli, hanno regalato all’istituto e all’ospite d’onore, una mattinata d’introspezione culturale e di buona scuola.
L’autore, poeta di origine acrese e perugino d’adozione, è stato celebrato, oltre che dall’istituto, da autorevoli rappresentanti della cultura di Acri. In prima fila, nell’aula magna, accanto al dirigente scolastico Giuseppe Lupinacci, tra gli altri, c’erano il presidente della Fondazione Padula Giuseppe Cristofaro, il professore Giuseppe Abbruzzo, vera e propria cassaforte della memoria storica e culturale locale, la professoressa Giulia Ferraro, Franca Iulia e Vittoria Marchianò, studiose dell’opera di Curto.

I maturandi, insieme con le prof Ferraro e Morelli, entrambe con una lunga esperienza didattica nelle aule dell’Ipsia Iti, hanno lavorato con trasporto e accuratezza a un progetto dedicato a tutta la sua poetica e in particolare alla raccolta “Il vento del Mucone” (Morlacchi editore, 2016), già tradotta in turco e inglese.
Sono partiti dalla riscoperta del suo luogo natio, la frazione Padia, andando alla ricerca degli odori, dei sapori, delle emozioni e dei sentimenti narrati nei versi, in un itinerario proustiano che ha compreso anche il fiume ispiratore, il Mucone appunto, 54 chilometri d’acqua, da Monte Curcio al Crati.
Un video realizzato tra i vicoli e tra la gente di Padia, ha catturato la platea. Mentre scorrevano le immagini, i ragazzi hanno regalato una lettura recitata di alcune poesie dedicate agli affetti più cari, alle piccole cose, alla nostalgia.
«La poesia è un’esigenza creativa personale che quando la si offre diventa patrimonio di tutti», ha detto, emozionato, il poeta. «Certo, occorre coraggio a mettere a nudo il proprio privato», ma il narratore di anime apre anche un dialogo con la coscienza collettiva. Ed è per questo «che l’uomo ha bisogno di sognare – ha spiegato ancora, – perché nel sogno recupera ciò che si è perduto nell’incoscienza di questo mondo liquido, per citare il sociologo Zygmunt Bauman», grande interprete dello smarrimento umano nella globalizzazione.
Curto, che s’impose all’attenzione della critica con “Sono vivo”, nel 1975 – ha approfondito anche il concetto di poesia etica e civile (i proventi dei suoi lavori sono spesso devoluti a scopo umanitario), territorio che abita dal lontano 1968, anno della sua prima pubblicazione, “Liriche”.
Nell’aula magna dell’Ipsia Iti è tornato per qualche ora il ragazzo di Padia. Ha ricordato tanti episodi dell’infanzia e dell’adolescenza e, in particolare, i pomeriggi trascorsi in biblioteca a leggere «ciò che non ci facevano studiare a scuola». Lui, figlio di un papà emigrato a nord e semianalfabeta, in quel rifugio di una vecchia Acri scoprì tanti autori della letteratura italiana, a iniziare da Pavese.
L’omaggio si è concluso con la consegna di una targa da parte delle quinte dell’Iti.

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