PERCHE’ VOTARE…

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di Luisa Azzinnari

Alle elezioni amministrative mancano ormai meno di cinquanta giorni e la comunità acrese si sta’ orientando per esprimere il proprio voto. In pochi però lo faranno sulla base delle scelte politiche e delle proprie convinzioni ideologiche.
In base soprattutto, a quelle che sono le linee guida che da tempo mi spingono ad assumere, come cittadino, le responsabilità che derivano dallo status di elettore, invito i miei concittadini, soprattutto quelli che sono orientati ad astenersi o a non recarsi alle urne, a riflettere sul dettato Costituzionale (nello specifico l’art. 48) laddove si dispone che l’esercizio del voto è dovere civico. Quindi non solo un diritto, ma un preciso dovere. Un dovere nei confronti degli altri, di quelli cioè che, insieme a noi formano la società. E poi l’art. 2, laddove si dispone l’adempimento di un unico dovere, quello di solidarietà. Nello specifico la solidarietà politica risiede soprattutto nell’espressione del voto, oltre che nella disponibilità a candidarsi per rappresentare l’intera collettività nelle istituzioni democratiche.
Astenersi dal votare, per la Costituzione Italiana, significa venire meno ad un preciso dovere ed a un preciso obbligo. Si manifesta dunque un atteggiamento contrario al ruolo sociale, “civile”, che è prerogativa e dovere di ogni cittadino acrese. Non-votare significa, inoltre, delegare ad altri scelte che sono di ciascuno di noi.
Stabilito, dunque, il diritto/dovere del voto, bisogna decidere a chi dare il nostro consenso. L’offerta politica, come noto, è piuttosto ampia, per questo diventa importante l’utilità del voto. Molti cittadini mostrano una sfiducia totale, ammettendo candidamente di non essersi informati sui programmi elettorali (ancora neanche delineati del tutto), altri invece si riparano dietro al “non mi aggradano i candidati, quindi non vado a votare”. Astenersi non è illegale; anche questo è un diritto, ma appunto per quest’ultima categoria di votanti/non votanti, esistono le famose schede bianche, con le quali non ci si esprime nel merito, ma che permettono di adempiere al dovere di votare.
Comunque la pensiate, andate a votare. Magari ponendo al primo posto l’interesse generale della città, piuttosto che quello individuale o di gruppo ed abbattendo i figli di una “cultura della legalità” carente o addirittura assente: clientelismo, voto di scambio e corruzione. Estirpiamo il cancro della corruzione, che ha portato ad un ingente spreco di risorse pubbliche. Sarebbe già un notevole passo avanti per Acri.

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