OPINIONE: Il Comune di Acri odia gli alberi

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di Flavio Sposato 

Si sta verificando in questi giorni ad Acri l’ennesimo scempio a danno del verde e del buon senso ( aggiungiamo noi), l’amministrazione comunale ha deciso di realizzare una pista ciclabile, cosa certamente encomiabile, ma nel momento di realizzarla in via R. Capalbo ha scelto di abbattere tutto il filare di platani che corre ( correva) dall’ufficio postale fino al bocciodromo comunale, si immaggina che quando la pista dovrà percorrere via Salvatore Scervini succederà la stessa cosa e magari anche in altre strade di Acri.

I platani che già la scorsa primavera avevano subito una barbara capitozzatura, fuori da ogni norma tecnica e che li porterà a gravi attacchi di marciume del tronco che ne mineranno la salute,ne abbrevieranno drasticamente la vita e costeranno molto alle casse comunali, rischiano di essere decimati .

Vorremmo chiedere a chi di competenza: che bisogno c’è di abbattere gli alberi per far posto alla pista? le strade in oggetto sono abbastanza larghe per realizzare l’opera e sistemare i marciapiedi senza abbattere gli alberi, che tra l’altro  sono utilissimi per i ciclisti che potrebbero pedalare all’ombra e non sotto il sole cocente.

Per ottenere quei filari di platani sono stati necessari trent’anni, sono tra i più belli di Acri ed arredano il quartiere in maniera eccellente; è stato commesso un grave errore tecnico quando i viali sono stati realizzati, piantando gli alberi nel marciapiedi e non fuori da esso, ma questo non giustifica assolutamente il loro abbattimento, ci sono le tecniche e gli spazi necessari e sufficienti per ovviare ai danni provocati dalle radici e per realizzare la pista ciclabile, se solo si avesse un po’ di buon senso e di amore per il verde, che ad Acri non sembrano essere di casa.

Ma cosa vogliamo aspettarci da amministratori che, alle giuste rimostranze di un cittadino che protestava per l’inutile abbattimento degli alberi si risponde “quando sarai tu sindaco, deciderai tu, adesso ci siamo noi e comandiamo noi”, come se gli attuali amministratori fossero dei monarchi incaricati da Dio ed i cittadini dei sudditi senza diritto di parola, povera Acri ( ma non poveri Acresi).

 

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