OPINIONE: Colpevole d’innocenza

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di Franco Bifano

Dopo l’incredibile popolarità ottenuta nel corso delle ultime elezioni comunali, Angelo Cofone (frosparo) ha vissuto, un po’ a sorpresa, ancora un momento di celebrità. Questa volta tutto scaturisce dalla sua partecipazione alla puntata di “Avanti un altro”, trasmissione targata Mediaset che in alcuni momenti ricorda il vecchio film di Lino Banfi “Vieni avanti cretino”.
Il “fenomeno frosparo” ultimamente, nonostante le numerose comparsate fatte nelle inaugurazioni di locali o in feste di piazza, si era un po’ appannato. Nemmeno la recente registrazione di un pezzo di musica e parole (chiamarla canzone pare esagerato) era risuscito a ridare l’antico “splendore”.
L’apparizione sulla rete ammiraglia del biscione ha avuto invece il pregio di ridare un po’ di smalto alle corpose meches e un po’ di vigore al ruspante Angelo. Anche se eliminato subito dal gioco, è apparso comunque entusiasta di questa nuova esperienza (beata inconsapevolezza). Molti nel ritrovare la consueta “genuinità” si sono divertiti, altri invece indignati, pochi sono rimasti indifferenti, almeno nella nostra città. Sui social è scoppiato il solito parapiglia con i soliti interrogativi. L’immagine della città e dell’intera Regione, ne sarà uscita compromessa? Quale idea si sarà fatta di noi l’Italia intera? Avranno pensato che siamo un popolo “alla frosparo”? Tanti a queste domande hanno risposto di “sì”, alcuni si sono spinti oltre sostenendo di aver provato addirittura vergogna.
Suvvia brava gente! Pensate davvero che un’apparizione televisiva, sia pure su rete nazionale possa rovinare la solida immagine che abbiamo costruito con anni di impegno, di passione e di duro lavoro per la nostra terra? Ma dai, non scherziamo! Siamo la Regione più in linea con l’Europa. Non per niente abbiamo il servizio sanitario più efficiente dell’intera Nazione. Siamo talmente avanti nella sanità che l’ASP di Reggio Calabria ha pagato (Pensate!) per anni lo stipendio a medici e infermieri rinchiusi in galera, con condanne anche all’ergastolo. Questa si chiama solidarietà! Vogliamo parlare dei Pronto soccorso? Andarci è uno spasso. E’ come mettere piede in un hotel a 4 stelle, si sta talmente bene che agli ingressi c’è la fila. I più fortunati, credetemi, fanno anche quattro ore di attesa pur di entrare.
Sempre per essere in linea con gli standard europei a Catanzaro, ad esempio, abbiamo speso cento milioni di euro (duecento miliardi di vecchie lire!!) per il servizio di elisoccorso. Un prezzo di “favore” concordato direttamente tra funzionari della Regione e manager di una società privata. Accordo che però non è piaciuto alla Procura guidata da Gratteri perché li si sa, vi sono i soliti antipatici ficcanaso. La viabilità resta comunque il nostro punto forte. Abbiamo infatti un’autostrada nuova, inaugurata di recente, talmente innovativa che non prevede nemmeno pedaggio, roba che tutti ci invidiano! Le strade statali poi sono tra le più moderne d’Europa. Ne abbiamo una, la famosa 106, talmente all’avanguardia da finire ogni giorno in televisione. Una manna per la popolarità della Regione. La disoccupazione da noi non esiste, i nostri ragazzi finite le scuole trovano subito occupazione a tempo pieno…. nei bar. Lasciatemi dire però che il nostro fiore all’occhiello è la mancanza di criminalità. Da noi la mafia non esiste! Questa mala pianta non ha attecchito. Abbiamo invece la ‘ndrangheta, nota associazione benefica. Fin quando ci sarà lei, possiamo esser sicuri che la mafia in Calabria non metterà mai piede. Teniamocela quindi bella stretta! I primi ad intuirlo sono stati i nostri lungimiranti politici, i quali si sono immediatamente adeguati piazzando ‘ntraghetisti un po’ dappertutto, nei Consigli Comunali, in quelli provinciali e persino in quello regionale. Un ottimo lavoro che consolida l’immagine già autorevole della nostra Regione.
Hai voglia di quindi di dare la colpa al povero Angelo. Chi appanna veramente l’immagine della nostra terra va cercato altrove. A Frosparo, con queste sue apparizioni ardite, gli si può imputare al massimo la colpa di fare un uso spregiudicato della spontaneità a danno della sua innocenza.

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