Dalle ceneri si può solo risorgere…

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di Francesco Spina

E’ passato un anno da quando preso da qualche paranoia e da tanti interrogativi sul futuro, scrissi un articolo mettendo nero su bianco i miei pensieri (forse un po disordinati) sulla mia città. La città che amo (o forse amavo).  Il titolo di quell’articolo era : “L’unica soluzione è andare via” (leggi qui).

Un titolo forse considerato da qualcuno triste, ma che nascondeva al suo interno la mia voglia di credere in un cambiamento, in una soluzione positiva per la mia città e magari avere la possibilità di pensare che lasciare la nostra terra non doveva e non poteva assolutamente essere l’unica soluzione ai tanti problemi quotidiani.

Andare via, dovrebbe essere l’ultima soluzione possibile, non la soluzione unica a tutto. Purtroppo, però, devo ammettere che per tanti sta diventando quasi la normalità, una normalità in alcuni casi bella e che porta ad una vita certamente migliore, ma in altre situazioni questa normalità è figlia della costrizione, figlia di un futuro grigio, dove i sogni vengono spazzati via in un batter d’occhio, ancora prima di farli nascere. Diciamocelo chiaramente, chi ha lasciato e lascerà Acri, ed in generale la nostra regione, per motivi di studio e/o lavoro, in molti casi non lo fa per la sola voglia di scoprire il mondo, ma lo fa perché in un certo senso costretto da una realtà che deve purtroppo fare i conti con la desolazione e la mancanza di prospettive. Nessuno di noi vuole sopravvivere, ma tutti vogliamo vivere. E qui vivere purtroppo è diventato molto duro. Non voglio trasmettere negatività me ne guardo bene, ma obiettivamente dobbiamo farli i conti con la realtà, che magari non è neanche catastrofica, ma certamente abbastanza difficile (e sono stato buono).

Io ammiro chi ha avuto il coraggio di fare le valige ed andare alla ricerca di un futuro migliore, ammiro però anche chi questo coraggio forse non ce l’ha, e preferisce lottare qui. Ambedue le situazioni meritano rispetto. Il mio rispetto invece non potrà mai averlo chi è responsabile di questa situazione. Questi tizi, li chiamo per comodità “sistema”. Questo sistema che non è solo fatto di politica (quella centra ma non ha tutte le responsabilità) ma è formato da un insieme di cose che coinvolgono tutti colori i quali potevano e non hanno fatto (associazioni, commercianti, cittadini ed anche la chiesa) . Un sistema che coinvolge indirettamente tutti noi, tutti quelli che quando le cose non vanno bene danno le colpe solo ai politici di turno, invece di rimboccarsi le maniche e provare magari a reagire. Purtroppo, siamo nati nella terra dove i diritti si scambiano per favori e dove in pochi fanno valere le proprie ragioni. Il motivo ? Semplice: “pecchi pù è vrigogna, chillù m’è amico”.

Prendendo spunto dall’articolo dello scorso anno posso riscrivere che anche in questo inizio 2018 le cose sostanzialmente scorrono sempre nello stesso modo degli anni precedenti. Dopo il solito bel periodo di festa, Acri è ripiombata nella sua routine e nella triste quotidianità. Inutile dire che le giornate qui sembrano tutte la fotocopia sbiadita delle precedenti. Con gli stessi problemi di sempre ed ovviamente le stesse illusioni. Una precisazione mi è dovuta: ciò che stò scrivendo non vuole essere assolutamente un attacco politico nei confronti di nessuno. Voglio semplicemente esternare le mie emozioni, e non lasciatevi ingannare dalla mia breve esperienza nel mondo politica. Mi sono messo in gioco alle ultime elezioni comunali, ho vissuto una delle più belle esperienze della mia vita, ma ho capito a mente fredda che il mio ruolo in questa società non deve essere quello di politico. Non ho la stoffa giusta per farlo.

Ci vuole molto coraggio per reggere il giorno acrese, e sopportare la notte a volte troppo buia. Ci vuole molto coraggio anche per fermarsi un attimo e pensare alle cose, ma se vogliamo cambiare questa realtà c’è bisogno davvero che tutti insieme ci fermiamo e troviamo insieme una giusta soluzione per uscire fuori da questo tunnel. Non è possibile che costantemente c’è gente che è costretta a lasciare questa città, non è più possibile vedere negozi chiudere e negozianti che fanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Non è più possibile neanche vedere “i giovani” spegnersi esclusivamente dentro ai bar, o rifugiarsi in qualcosa più grande di loro. E in un certo senso menomale che ci sono ancora i bar ed ancora resiste quel senso di amicizia pura, perché qui è purtroppo diventata l’unica via di svago, ma davvero mi rifiuto con tutto me stesso di pensare che la mia vita e quella dei giovani di questa città dovrà essere appoggiata ad un bancone. Non è più possibile che troppo spesso restiamo solo a guardare lo scorrere delle cose, senza prendere in mano la situazione.

Acri deve tornare a tutti i costi ad essere quella città da amare e desiderare sempre. La città di cui hai bisogno, dopo un viaggio, come fosse una droga, la città che lasci per un periodo solo per amarla ancora di più. Acri deve tornare ad essere quella città da riscoprire con il piacere di tornare e poi partire o possibilmente restare. Restare non deve essere una sfida ardua da affrontare, ma deve diventare la normalità.

Acri, invece, attualmente fa metaforicamente la “figa” agli apericena nei bar, ma poi torna a casa a piedi perchè ha finito la benzina. Acri oggi prende a calci i suoi figli migliori costretti a fuggire per trovar la propria dimensione, o addirittura restare e rimanere imprigionati dentro ai propri sogni. Acri oggi ama e poi tradisce, la da a tutti e poi si lamenta dei suoi amanti e del fatto che non c’è nessuno che vuol far famiglia con lei.

Ecco, sei un grande castello di sabbia, bellissimo e ammirevole finchè non arriva il vento o l’onda del mare. Sei un quadro a cui manca la cornice, un’occasione perduta, un amore talmente bello che non è mai nato.
E poi amare presuppone anche questo: la distanza e la delusione. Allontanarsi e pensare a quante cose potresti fare se solo fossi meno figa e più reale.
Invece no, non ci riesci proprio. E’ il tuo peccato originale.

Io personalmente ho solo una speranza, che è la stessa che mi è stata suggerita da un amico questa mattina. La speranza che dalle ceneri si può solo rinascere. Sarebbe davvero bello guardare questa città con le lacrime agli occhi quando il pullman dal “Purgatorio” parte e tu inizi a vedere il cartello “Benvenuti nella Città di Acri” che per te in quel momento è un arrivederci e mai un addio. Perché tanto lo sai, come la metti metti, alla fine qui devi ritornare.

 

 

 

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