ACRI: Restauro chiesa San Domenico. Parla l’architetto Cilento.

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foto Acrinrete.info

di Roberto SAPORITO

“Per un banale errore fatto in buona fede, sono stato condannato a quattro mesi di carcere ed al pagamento di ottomila euro di multa, è davvero assurdo.” A parlare è l’architetto Francesco Cilento, direttore dei lavori “incriminati”, quelli che hanno interessato la facciata della chiesa di San Domenico, tinteggiata di rosa e celeste nel 2009. Sebbene due anni fa l’edificio sia ritornato al suo colore originale, su invito della Sovrintendenza, Cilento, così come il parroco don Gianpiero, è stato condannato dal tribunale di Cosenza, a seguito di una denuncia di un gruppo di cittadini che gli hanno contestato il reato contro il patrimonio artistico.
“I colori che furono scelti – dice Cilento – erano quelli che campeggiavano negli anni ’70, prima della grande ristrutturazione, quindi mi sembrava una scelta ideale e condivisibile anche per il fatto che il celeste richiamava il colore del mantello della Madonna che è custodita nella congrega.
Mi assumo tutte le responsabilità di quanto successo e mi auguro che don Gianpiero sia assolto in quanto non c’entra nulla.”
Poi va nei particolari: “sia la Curia che la Sovrintendenza furono messi al corrente degli interventi da effettuare e ricevemmo tutte le autorizzazioni necessarie. Nelle relazioni che inviammo, però, non specificammo i colori che avremmo usato, e, forse, peccammo di superficialità.
Durante i lavori la Sovrintendenza assunse un comportamento ambiguo e deludente, preferì dileguarsi, non entrare nel merito e non fece nulla per sottolineare la mia buona fede e le mie intenzioni che erano solo quelle di far risplendere una parte della chiesa con colori molto utilizzati.
Solo ad interventi ultimati, si fece viva per impormi di ritornare alle vecchie cromie. Ciò si è verificato nel 2012 a spese del Comune ma, evidentemente, non è bastato per evitare una condanna che ritengo eccessiva e ingiusta.
Ho agito nella massima trasparenza e legalità, nessun arbitrio e alcuna violazione. La vicenda poteva essere gestita diversamente per trovare una giusta soluzione ed invece rischio di passare per uno stupratore di monumenti e per uno che ha commesso un abuso.

fonte: l’Ora della Calabria

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