Acri: Omicidio della badante, chiesti per Brogno 26 anni di carcere

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L’uomo oggi 80enne, è accusato di omicidio pluriaggravato nei confronti di una donna di origini bulgare, alle sue dipendenze come badante, trovata cadavere vicino l’abitazione del presunto assassino

ACRI (CS) – Una requisitoria che è durata meno di due ore, ma che ha chiuso con una richiesta di carcere pesante per Angelo Brogno, 80 anni, accusato di omicidio nei confronti della badante, N.T. di origini bulgara, all’epoca dei fatti 50enne, uccisa l’8 luglio del 2016, all’interno della sua abitazione in contrada Scuva nel comune di Acri. Fu lui stesso, ferito a chiedere aiuto. I soccorsi trovarono la donna cadavere nel viale adiacente l’abitazione e l’uomo, il presunto omicidia vicino una panchina poco distante dalla vittima. all’interno dell’abitazione fiumi di sangue dappertutto che facevano presagire una carneficina. Nell’aula di giustizia il pubblico ministero Donatella Donato ripercorre la dinamica dei fatti per come ricostruiti dai consulenti della Procura, davanti alla difesa dell’imputato, attualmente in carcere ma presente in aula, gli avvocati Angelo Pugliese e Raffaelel Rigoli, per giungere alla richiesta di condanna.

L’uomo, accusato di omicidio pluriaggravato, sin da subito si professò innocente. Sostenne, infatti, che quella sera due persone si intrufolarono nella sua abitazione, forse a scopo di rapina, e lo aggredirono tanto che sul suo corpo i carabinieri notarono una serie di ferite da arma da taglio. Eppure per il pubblico ministero le ferite sarebbero auto inferte. La difesa nel corso dell’istruttoria dibattimentale ha portato in aula indagini difensive e soprattutto l’amica della bulgara che le avrebbe procurato il lavoro dal Brogno, la quale sarebbe caduta in una serie di contraddizioni sulla conoscenza o meno dell’80, prima negata davanti ai carabinieri di corigliano Calabro per poi, in aula, affermare risalire a tre, quattro anni prima dell’omicidio;  l’aver visto e sentito l’amica bulgara prima della morte; il buco nero di dieci minuti di telefonata a cui la teste non ha saputo dare risposta di cosa si sia detta con la bulgara pochi attimi prima dell’omicidio.

Il legale dell’imputato, l’avvocato Pugliese, aveva chiesto nell’ultima udienza dello scorso maggio alla Corte, presieduta dal giudice Garofalo, di poter effettuare un nuovo sopralluogo sul luogo del delitto per chiarire le dinamiche delittuose: richiesta respinta perchè la documentazione agli atti sarebbe stata più che esaustiva. Sempre nel corso dell’ultima udienza prima di dichiarare chiusa l’istruttoria dibattimentale è stato sentito l’imputato Angelo Brogno, il quale, nel suo accento acrese ha ripercorso ricordando che aveva licenziato la bulgara da diversi giorni, perchè non sarebbe stata brava nelle faccende di casa, ma la donna non decideva ad andarsene. Ricorda anche la sera dell’otto luglio, bussarono alla porta e l’ottantenne penso fossero i familiari. Ma invece erano due uomini con un cappuccio che copriva la testa che parlarono con la bulgara e poi andarono via. Per Brogno qualcuno voleva rubare i soldi che tiene nascosto in casa. Per la Procura invece tutto si basa su un delitto passionale: la bulgara potrebbe non aver ceduto alle avance. Sul conto dell’uomo emerse a suo carico, nel 2012, una denuncia per tentata violenza sessuale ai danni di un’altra donna, altra sua badante, di 40 anni. L’uomo, in quella circostanza, avrebbe tentato di costringere la donna ad avere un rapporto sessuale ma quest’ultima riuscì a divincolarsi e a scappare.

fonte : QuiCosenza

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