Acri non si deve fermare

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di Luisa Azzinnari

Eppure è un paese della presila e dovrebbe essere assuefatto ad inverni nevosi e glaciali, eppure non nevica spesso. Una bella coltre bianca effettivamente manca dal 2012! Negli ultimi anni solo una spruzzata veloce e via. Eppure ogni anno in maniera sistematica, le previsioni meteo, ci allertano con freddo, gelo e neve e di conseguenza la città di Acri si ferma ancor prima dell’evento, subendo contraccolpi. Una città montana non abituata a fronteggiare le “emergenze”, chiude letteralmente i cancelli. Niente d’inverno è più bello del silenzio suggestivo della neve, ma quel poco che riusciamo a godere, ce la fanno presto odiare. Perché abbiamo strade impraticabili, mezzi di trasporto mal funzionanti, raccolta differenziata bloccata, molti negozi chiusi, scuolabus fuori servizio e “dulcis in fundo”, scuole chiuse. La neve non c’è, la colonnina di mercurio ha toccato appena lo zero, com’è tipico in questo periodo, ed Acri si ferma e la società tace.

Ai miei tempi non c’era la corsa all’ordinanza del sindaco e le assenze da scuola, anche causa maltempo, avevano bisogno di una giustificazione seria e ben motivata. Io andavo a scuola con i doposci. Ora si fa tutto più alla leggera e mi dispiace dirlo soprattutto per coloro che hanno inondato i social di polemiche sul fatto che non potevano accompagnare i figli a scuola. Ma, come mai i bar acresi sin dalle otto del mattino pullulavano di voci? Come mai chi lavora fuori zona e chi lavora “a giornata”, ha riscaldato il motore ed è partito? Come mai i ristoranti hanno sfornato piatti fumanti … e le scuole, appena soffia un po’ di vento bianco, chiudono? Un giorno di scuola perso è un giorno di cultura morto.

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