Acri-Non ci sono posti per un Tso, paziente costretto su una sedia a casa

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Ennesima vicenda che restituisce fedelmente una realtà in cui star male è un lusso che proprio non ci si può permettere.
Purtroppo la cronaca locale di questi ultimi mesi di vicende inquietanti per l’utente che si rivolge, in stato di bisogno, alle strutture sanitarie pubbliche è particolarmente ricca.
L’ultima, dai risvolti grotteschi se non fosse per la gravità della vicenda, è della sera di mercoledì.
Un paziente acrese doveva essere sottoposto a Tso(Trattamento Sanitario Obbligatorio). Immediata la richiesta partita dai sanitari del Pronto Soccorso dell’ospedale civile “Beato Angelo”. Nonostante gli sforzi, anche nel far comprendere la necessità di un ricovero in una struttura adeguata, non si è riusciti a trovare neanche un posto nella regione. Di più, nessuno ha dimostrato di potersi far carico del problema.
A questo punto sono intervenute pure le forze dell’ordine: la Polizia Municipale e i Carabinieri della locale stazione.
Insieme agli operatori sanitari, si è deciso di predisporre il necessario anche per un eventuale trasferimento fuori regione, si è quindi partiti alla ricerca di un posto in qualsiasi struttura sanitaria idonea.
Dopo aver verificato l’impossibilità di una soluzione “meridionale”, si è cercato anche nel Lazio e in Toscana, ma alla fine ci si è dovuti arrendere.
Quattro operatori sanitari del Pronto Soccorso, tre Vigili Urbani e due Carabinieri hanno trascorso la notte con il paziente, nella sua abitazione. Costui l’ha passata su una sedia. Solo ieri, in tarda mattinata, è stato disposto il trasferimento a Cetraro.
La mancanza dei cosiddetti livelli elementari di assistenza si trasforma, come in questa vicenda esemplare, in una clamorosa manifestazione di impotenza di un sistema intero. Parlare di diritto alla salute, dopo vicende simili, diventa quasi beffardo, da ghigno mefistofelico.
All’ospedale di Acri fino a due anni c’era il reparto di Psichiatria, la sua soppressione ha prodotto, tra i tanti, anche questi effetti.
In molte circostanze si è cercato di celare dietro una logica ragioneristica le deficienze di un intero sistema. Ma anche volendo seguire fino in fondo questo ragionamento, una vicenda come quella acrese costa parecchio alla collettività. Alcune di quelle nove persone che hanno dovuto presidiare durante la notte l’abitazione dell’uomo dovranno percepire lo straordinario. Inoltre, per quanto riguarda gli operatori sanitari, sono stati temporaneamente spostati dalle loro funzioni, sguarnendo il Pronto Soccorso dell’ospedale.
Ad Acri da tempo il nosocomio cittadino vive una situazione di impotenza al cospetto di circostanze rispetto alle quali, in altri tempi, la struttura avrebbe adeguatamente risposto alle sollecitazioni. Oggi, solo le visite di manager e politici, le proteste dei cittadini e un personale messo a dura prova.

Piero Cirino
Da “Il Quotidiano del Sud” del 19-06-2015.

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