ACRI: Giuseppe Perri lascia il 41bis: non è “un boss”

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Nell’inchiesta Akeruntia, poi scaturita in processo, Giuseppe Perri era stato indicato dal pubblico ministero Pierpaolo Bruni, come il boss di Acri o per meglio dire “il reggente dell’organizzazione criminale ad Acri”. E su queste basi accusatorie il procuratore della Dda (oggi Procuratore Capo della Repubblica di Paola) era riuscito ad ottenere un 41bis.
“Carcere duro”, dunque, per Giuseppe Perri (assistito dagli avvocati Gianluca Acciardi e Giuseppe Manna) per il quale, alla fine dell’istruttoria dibattimentale la Procura distrettuale chiese una condanna a 15 anni di carcere. In quel troncone del processo Akeruntia erano imputati anche Angelo Gencarelli ex consigliere comunale, considerato il cordone ombelicale tra la ‘ndrina e la politica, per cui furono chiesti 16 anni di carcere e 12 per Giampaolo Ferraro, considerato “soltanto” affiliato.

Era settembre 2017 e il Tribunale di Cosenza in composizione collegiale presieduta dal giudice Di Dedda rovesciò le richieste della Distrettuale con una sentenza di condanna a 10 anni per Gencarelli, due anni per Perri e una assoluzione per Ferraro. Perri, in particolare fu condannato a due anni per una tentata estorsione.

In buona sostanza la sentenza spezzò il filo conduttore dell’ipotetico asse mafia – politica perchè il Tribunale si pronunciò con una assoluzione dell’articolo 7, del reato associativo di stampo mafioso. Per questi fatti la difesa sulla base della sentenza presentò istanza motivata, accettata dall’autorità giudiziaria preposta e Giuseppe Perri lascia il 41bis.

fonte: QuiCosenza.it

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